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"Fai girare questa mail. E’ importante". Di messaggi con questo invito nelle caselle di posta ne circolano a migliaia. Alcuni hanno tanto dell’incredibile, da destare sospetto sulla loro veridicità. Per togliersi qualsiasi dubbio basta un click e una sbirciatina al blog giusto.

E' il Servizio antibufala del giornalista-blogger Paolo Attivissimo, che offre un catalogo di oltre 300 indagini sulle catene di S. Antonio e le leggende metropolitane via mail, alcune rivelatesi bufale o vere e proprie truffe, altre autentiche.

"L’idea è nata per caso e per pigrizia”, racconta Attivissimo. “Curo un blog che dà dritte informatiche e ho iniziato a ricevere richieste di informazioni su questo tipo di messaggi. All’inizio rispondevo alle singole mail, poi mi sono accorto che le storie che circolavano erano sempre le stesse, perciò ho pubblicato una paginetta nel mio blog. Mi sono arrivate così tante segnalazioni che ho dovuto creare uno spazio apposito, il Servizio antibufala.

Le segnalazioni degli internauti curiosi (soprattutto attraverso i commenti ai post) sono la vera linfa del lavoro di Attivissimo. Grazie alla collaborazione degli utenti, infatti, il giornalista-blogger non solo riesce ad avere materiale fresco per le sue indagini, ma spesso riceve anche informazioni utili per scovare la bufala. E se non ci pensano gli utenti, sono i motori di ricerca a favorire la caccia. “Basta digitare le parole-chiave delle mail e risalire pian piano all’origine dell’appello -dice Attivissimo- oppure intercettare quello che circola negli altri paesi”.

Proprio la natura transnazionale dei messaggi diventa un problema quando la mail nasconde una truffa. “Denunciare il phishing è tempo perso. Si aprono cause internazionali, si deve tirare in ballo l’Interpol…”, afferma Attivissimo.
Eppure c’è sempre chi ci casca e la catena non si spezza. Il motivo? Il giornalista spiega così la fortuna delle catene: “I messaggi fanno leva sui sentimenti della gente, giocano sulla paura, sui pregiudizi, su ciò che è visibile, ma non verificabile. Di fronte a un certo tipo di appello, la gente pensa di fare del bene inoltrando il messaggio. Per creare una mail bufala basta selezionare ad arte una foto, qualche dato che supporti la tesi e il gioco è fatto. Alcune sono studiate a tavolino da chi spera di ottenere ricavi economici o di prestigio”.

Curiosando nel blog non si può ignorare l’insolito meccanismo di donazione definito “pizzaware”, che invita l’utente soddisfatto del servizio a spedire denaro per offrire una pizza all’autore, sul modello dello shareware (quello dei software ceduti in prova con scadenza).

Ironico e user friendly, l’acchiappabufale ha raggiunto quota 8 milioni di visitatori. Un successo colto dalla Radio Svizzera di Lingua Italiana, che ha deciso di mandare in onda Il Disinformatico, la versione radiofonica del Servizio antibufala.
E mentre si gode le sue “pizze”, che “sono abbastanza da pagarci le bollette”, Attivissimo non ha dubbi sulla prossima bufala: “Saremo bombardati da mail che mettono in guardia dagli effetti negativi dei navigatori”.

Ps aiutate i ragazzi di sito Mac ABC a scrivere molto così durerà ancora!!!. Io già lo faccio.