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Episodio 6
Time-length-icon 7m 0s
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Publish-date-icon May 9, 2012
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EPISODE DESCRIPTION

Ciao ascoltatori oggi parliamo di una cosa brutto.

Altre tre vittime della crisi. Oggi si sono tolti la vita un imprenditore e due disoccupati. La macabra contabilità registra un suicidio in Lombardia e due in Campania. Secondo la Cgia di Mestre, dall’inizio dell’anno gli imprenditori che hanno deciso di farla finita sono 36. Una statistica che non tiene conto di tutti i lavoratori precari, i disoccupati e i disperati che si sono ritrovati soli di fronte a difficoltà economiche talmente pesanti da indurli al gesto estremo. Generoso Armenante, 49 anni, si è impiccato in un capannone industriale alla periferia di Salerno: circa un anno e mezzo fa aveva perso il lavoro di custode in un’azienda di cash&carry in cui faceva il custode e a giugno avrebbe dovuto lasciare per sfratto l’alloggio all’interno della struttura commerciale in cui ancora viveva insieme alla famiglia. Dopo aver pranzato con la moglie e la figlia, è uscito lasciando a casa il cellulare, è andato nel capannone e si è ucciso. Ha lasciato un biglietto di scuse: “Chiedo perdono a tutti… Visto che sono un fallito ho deciso di farla finita. Senza lavoro non posso vivere”. Il corpo è stato scoperto dalla figlia diciannovenne che non vedendolo rientrare è andata a cercarlo prima nel piazzale del deposito, poi nel capannone.
Sposato e padre di due figli (l’altro ha 14 anni), Armenante era originario di Vietri sul Mare ma da anni si era trasferito a Salerno. “Era un uomo di grande dignità e non aveva mai voluto essere aiutato da noi”, dice con la voce rotta dal pianto la sorella Tina. Primo di sei fratelli, era stato sempre generoso con i parenti. “In passato ha aiutato noi tutti – racconta la sorella – per noi era un punto di riferimento”. Da un mese e mezzo la sua abitazione era senza energia elettrica. “Non era riuscito a pagare una bolletta e gli avevano staccato la luce – dice Tina – sperava sempre di essere riassunto dalla nuova ditta subentrata a quella che lo aveva licenziato. Ci ha creduto fino all’ultimo. Poi oggi… la fine”.

Angelo Coppola, operaio edile rimasto senza lavoro, 64 anni, si è ucciso nella sua abitazione a San Valentino di Torio, sempre nel Salernitano. Si è sparato una fucilata al petto. Anche lui ha lasciato un biglietto: “Senza lavoro non si può vivere”. Accanto a sé Coppola aveva la foto di una figlia morta due anni fa. Era sposato con tre figli, uno dei quali stava per sposarsi. Prima di uccidersi, ha fatto il giro del paese per salutare gli amici. Il corpo è stato trovato dai familiari quando sono rincasati. Coppola era disoccupato dal dicembre scorso, quando la ditta per la quale lavorava, non avendo più commesse, era stata costretta a rinunciare alle sue prestazioni.

Luigi Fenzi, 60 anni, era titolare di un’azienda in crisi, la Essetitre, che si occupa di pubblicare materiale didattico e organizzare corsi per l’utilizzo di apparecchiature elettroniche nel settore delle telecomunicazioni. Da tempo aveva difficoltà a pagare i dipendenti. Si è impiccato nei boschi del parco delle Groane. Sposato e padre di due figli, Fenzi si è allontanato da casa nel primo pomeriggio, senza avvertire i familiari. Da Saronno ha raggiunto in auto Cesate, a pochi chilometri di distanza. Poco prima di togliersi la vita, ha telefonato al 112 avvisando i carabinieri di Rho che all’interno del parco aveva visto un suicida. Solo dopo una verifica, i militari hanno appurato che la chiamata era partita proprio dal cellulare di Fenzi. In tasca l’uomo aveva un biglietto che denunciava la situazione disperata in cui si trovava la sua azienda, spiegava di non aver più lavoro e di non essere più in grado di far fronte ai debiti com’era riuscito a fare negli ultimi cinque anni e chiedeva “più lavoro e più dignità”. Adesso vi saluto con affetto.

Questo articolo lo trovate su sito La Repubblica

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